I caffè storici di Torino

La storia dei caffè storici della Torino ottocentesca è legata a filo doppio con la storia delle golosità pasticcere, nate in Piemonte fin dai tempi più antichi. In effetti, già nel I sec. Plinio definiva i Taurini come sapienti preparatori di un dolce chiamato aquicelus, formato da pinoli mescolati al miele, un degno antenato dell’odierno torrone. Il primato tra le “galuperie” torinesi spetta però al cioccolato, comparso in Europa nel XVI secolo al seguito di Ferdinando Cortès e utilizzato come bevanda corroborante. Sarà poi il torinese Doret ad inventare una macchina capace di lavorare e raffinare la pasta di cacao, dando vita al cioccolato in forma solida fondente.

E la storia prosegue con un’altra invenzione tutta torinese: i Giandujotti, presentati ufficialmente dalla maschera Gianduja da cui hanno preso il nome nel 1867, in occasione della Fiera enologica di Torino. Non mancano poi altre prelibatezze, come i bignè ripieni di creme profumate e ricoperti di glassa colorata, la torta Giandujada, di nocciole e mandorle con colata di pasta giandujotto e decorazioni pralinate, il torrone, il panettone basso nocciolato, i biscotti, gli amaretti,  torcetti, marrons glacés e, naturalmente, lo zabaione.

Quest’ultimo deve il suo nome ad un frate francescano, Fra’ Pasquale di Baylon, approdato a metà ‘500 nella chiesa torinese di San Tommaso e conosciuto dalle penitenti per la sua particolare ricetta, consigliata a coloro che lamentavano una scarsa vivacità del consorte: “‘l Sanbajon” divenne subito popolare tanto da varcare i confini sabaudi e da far valere al suo inventore la santificazione (dal 1722 il Santo è protettore di tutti i cuochi del mondo e la sua festa è il 17 maggio). Per ritrovare codeste golosità e riviverle nell’atmosfera dorata del passato, è sufficiente passeggiare sotto gli ampli portici torinesi che dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova arrivano al Po e affacciarsi ad alcune vetrine dei più rinomati e sontuosi locali che hanno segnato la vita politica e sociale di un tempo.

In piazza Carlo felice si trova la Confetteria Avvignano, nata nel 1883 e completamente ristrutturata negli arredi e decorazioni nel 1926: tra specchiere, lacche e dorature si possono gustare i Droneresi (guscio di meringa ripieno di cioccolato al rhum) e i baci di Cherasco (cioccolatini fondenti con crema di nocciole).

Piazza San Carlo è sicuramente il punto nodale dei locali storici: la Confetteria Stratta, fornitrice ufficiale di Casa Reale e rinomata per i piccanti abbinamenti di cioccolato e spezie, il Caffè Torino e il Caffè San Carlo. Questi ultimi due rivaleggiavano, nel corso della prima metà dell’800, per le spiccate valenze socio-politiche: il caffè Torino, culla dell’alta borghesia, ospitava maestri pasticceri e confettieri che proseguivano l’arte dolciaria del Settecento; poco oltre il caffè degli Scalmanati, poi ribattezzato San Carlo, era il centro propulsore di idee rivoltose e sovversive, tanto da essere sbarrato al pubblico nel 1831 con l’accusa di collaborazionismo con i rivoluzionari.

L’accogliente piazzetta Carignano ospita invece il ristorante del Cambio, meta preferita dallo statista Cavour che quotidianamente aveva un tavolo riservato, proprio dove la decorazione pittorica raffigura un curioso angioletto paffutello e occhialuto, e la gelateria Pepino, erede di un gelataio napoletano emigrato al nord, inventore del primo gelato da passeggio ricoperto di cioccolato, il pinguino.

Sotto i portici di piazza Castello si incontrano il Caffè Baratti e Milano, ristrutturato nel 1907, anno cui risalgono le sfarzose decorazioni, stucchi, bassorilievi e legni scolpiti, e il Caffè Mulassano, un trionfo di liberty floreale, che si esplicita attraverso i materiali più disparati, come legni, stucchi e riquadri in cuoio di Madera.

Ultime tappe, il caffè Fiorio, il caffè dei conservatori, nato nel 1780 e meta di nobili, intellettuali e diplomatici, il Bicerin in piazza della Consolata, dove assaggiare la tipica bevanda torinese a base di caffè, cioccolata calda e crema di latte e, in ultimo, il Caffè Platti, in corso Vittorio Emanuele, locale preferito da Pavese e Einaudi.